Philippe Lioret
Regista

Nato a Parigi nel 1955, Lioret entra nel cinema quasi casualmente. «Scrivevo dei racconti – ricorda – quando mi hanno proposto di fare uno “stage” sul set di un film, nel comparto del suono. Mi sono trovato talmente a mio agio che ho deciso di interrompere gli studi: avevo trovato la mia professione. Un fonico mi chiese di fargli da assistente e accettai, diventando, dopo varie esperienze, un esperto del settore. Ho lavorato con vari registi, tra cui Robert Altman (Terapia di gruppo, Follia d’amore) e Michel Deville (La lettrice, Notte d’estate in città), cui sono molto affezionato. Intanto continuavo a scrivere dei racconti, dei piccoli soggetti».

Il soggetto del suo primo film (Tombés du ciel, 1993) gli viene suggerito da un fatto realmente accaduto: «Un giorno, all’aeroporto Charles De Gaulle, mi imbatto in una strana storia: un iraniano arrivato dall’America, Alfred Mehran, è senza passaporto, poiché glielo hanno rubato a Montréal mentre aspettava di imbarcarsi. È domenica, all’aeroporto gli dicono che deve aspettare l’indomani per gli accertamenti. Alfred passa la notte su una panca alla dogana, e scopre che in questo locale, una sorta di purgatorio, vive un drappello di irregolari in attesa di riavere un documento d’identità. Nel ruolo del protagonista avrei voluto Mastroianni, ma era già malato, e ho scelto Jean Rochefort. Il film è stato accolto bene a San Sebastián, ma non ha avuto una buona distribuzione. Anni dopo, Spielberg si è innamorato di quella storia, e, senza informarsi per sapere se qualcuno non se ne fosse già occupato, ne ha comprato i diritti per trentamila dollari e ci ha fatto un film (The Terminal). Irritazione a parte, mi ha fatto comunque piacere che l’idea alla base del mio primo film sia stata usata anche da Spielberg!»

Tre anni dopo, Lioret gira Tenue correcte exigée (1997), una commedia su un marito abbandonato e diventato un clochard che cerca di recuperare la moglie risposata a un ricco americano. «Non mi piace la commedia triviale alla francese – dice il regista – preferisco la commedia di situazione alla Billy Wilder. Mi sono divertito molto a filmare Tenue correcte exigée, una film delirante con tanti personaggi, divenuto popolare grazie alla Tv».

Mademoiselle (2001) impone definitivamente il nome di Lioret, complice la superba interpretazione di Sandrine Bonnaire nel ruolo di Claire, una donna sposata che vive un torrido “breve incontro” con un attore (Jacques Gamblin). Con L’équipier (2005), invece, il regista cambia di nuovo genere, dimostrando un notevole coraggio: la vicenda è quella di due rudi marinai, fraternamente uniti dall’amicizia ma separati dall’amore comune per una donna. Il film riceve tre candidature ai Premi César (per gli attori Philippe Torreton e Emilie Dequenne e per la musica di Nicola Piovani) e ottiene il premio France Cinéma a Firenze.

Dopo due cortometraggi inseriti nel film collettivo Tête de gondole (2005), Je vais bien t’en fais pas (2006) conferma lo stato di grazia del regista, anche per merito di un soggetto decisamente originale e dalla notevole carica emotiva, incentrato sulla brutale sparizione di un fratello gemello. Il film ha un grande successo e riceve 5 candidature ai César, con due premi assegnati agli attori Mélanie Laurent e Kad Mérad.

Welcome è l’ultimo film di Philippe Lioret, selezionato per aprire la sezione Panorama del Festival di Berlino 2009.

(biografia e interviste tratte da France Cinéma)