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Sarà per il dialogo tra le due protagoniste sul week-end in Bolivia che sembra non arrivare mai, o per i tanti personaggi che si fanno amare senza parlare troppo di sé, che La Ciénaga ricorda la vivida ineffabilità di Cecov: un tempo che si trascina fino a un inevitabile evento tragico, una ferita che il tempo rimargina. Il film, visto alla Berlinale, si distingue per la memoria palpitante e vigile che porta anche sul piano stilistico. Georgette Ranucci e io, avendolo visto nello stesso periodo, abbiamo continuato a discuterne come di una scoperta rara: un’artista autentica con uno stile già perfetto, lontano da mode o enfasi, capace di lasciare un’impronta indelebile. La scelta di La Ciénaga nasce dal desiderio di condividere una visione così personale e intensa